Land art

Christo e Jeanne-Claude

PICEDITOR-SMHSe un uomo qualunque iniziasse ad avere la mania di impacchettare tutto come se ogni oggetto fosse un regalo, non ci sarebbero molti dubbi che presto finirebbe in manicomio. E qui sta la differenza fra il pazzo e l’artista: mentre il primo si sarebbe limitato ad impacchettare metodicamente tutti gli oggetti di casa sua, l’artista (Christo in questo caso) è arrivato ad impacchettare 57 km di fascia costiera australiana, il parlamento tedesco, il ponte Neuf di Parigi, e persino alcune isolette della Florida. Per riuscire nell’impresa, il nostro Christo (nato a Bulgara nel 1935) si è avvalso di un preziosissimo aiuto: la compagna e collaboratrice Jeanne-Claude (Casablanca 1935-2009). Entrambi hanno operato nell’ambito affascinante della Land art. I due coniugi hanno costantemente operato insieme, al punto di poter essere considerati un unico artista. L’idea della molteplice identità artistica è ricorrente nell’attività di Christo e Jean-Claude: le loro opere, infatti, hanno richiesto la collaborazione di migliaia di persone, sfatando così il concetto dell’opera d’arte frutto di una sola grande mente. Alla pluralità di autori, si aggiunge la gratuità della fruizione: le opere di Christo e Jeanne-Claude non hanno mai richiesto un biglietto di ingresso per poter essere ammirate, e, soprattutto, non hanno mai richiesto finanziamenti pubblici, sovvenzioni, proventi ricavati da sponsor: tutte le loro opere sono state finanziate esclusivamente grazie ai proventi ricavati dalla vendita delle opere dei due artisti. E per questo ci piacciono ancora di più. La loro arte ha voluto essere quindi “pubblica” in tutti i sensi: di tutti, per tutti, fatta da tutti. A ciò si aggiunge il carattere temporaneo dei loro lavori , destinate ad usurarsi con il passare del tempo. E questo non è un particolare di poco rivilevo se si tiene conto del fatto che le loro opere richiedono cifre esorbitanti per la loro creazione, si parla di milioni e milioni di dollari. Per capire meglio il lavoro dei due artisti, vediamo cosa hanno fatto due precursori di quest’arte del packaging: Man Ray e Josef Beuys. Man Ray nel 1920 crea l’Enigma di Isidore Ducasse. Isidore Lucien Ducasse, noto con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont, è stato l’autore de I canti di Maldoror, opera intrisa di maledettismo ottocentesco, ricca di aforismi sibillini tanto apprezzati dai surrealisti (fu proprio Breton che pubblicò i volumi Poesie I e Poesie II di Ducasse nel 1919). Ma torniamo al nostro pacco: l’imballaggio di Man Ray era la risposta all’enigma posto da Ducasse: « Bello come l’incontro casuale di una macchina per cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio». Procediamo con calma e vediamo di trovare un senso a tutto questo. Nell’enigma di Ducasse appare un concetto che sarà uno dei capisaldi di tutto il surrealismo novecentesco: lo straniamento. Probabilmente Magritte non sarebbe nemmeno esistito senza questo concetto, che prevede la collocazione inusuale di un oggetto o di un soggetto in un contesto completamente diverso da quello in cui siamo abituati a vederlo. Questa “ricollocazione” in contesti inusuali riesce a produrre nello spettatore una sorta di stupore. È come se l’oggetto/soggetto in questione fosse visto/percepito per la prima volta, poiché ora è possibile vederlo al di fuori degli schemi noti in cui lo percepiamo. Inoltre, i legami che esso crea con il contesto inusuale provocano una ridefinizione del suo significato, e dei significati ad esso associati. Man Ray, in risposta all’enigma dello straniamento proposto da Ducasse, che abbiamo citato poco fa, risponde coprendo un oggetto: non lo colloca quindi in un posto insolito, ma lo occulta, facendo l’esatto contrario di quanto ci si aspetterebbe da un normale artista, il quale di solito espone un’opera, di certo non la nasconde.

Come abbiamo detto, l’altro precursore è Joseph Beuys, autore di Pianoforte con Feltro. Joseph BeuysLa storia che sta dietro a questa strana creazione è forse più interessante dell’opera stessa: durante la prima Guerra Mondiale l’aereo su cui si trovava Beuys venne abbattuto; l’uomo fu trovato quasi congelato da un gruppo di nomadi che per salvarlo dall’ assideramento lo cosparsero di grasso per poi coprirlo con del feltro. Una volta finita la guerra, Beuys iniziò a creare una serie di opere d’arte ripetendo l’operazione che i nomadi avevano fatto su di lui, come se gli oggetti in questione, e il significato ad essi associato, fossero in pericolo di morte. Applica su di essi sia il grasso che il feltro; fra questi oggetti c’è anche un pianoforte. Si tratta di uno strumento musicale creato in Europa nella seconda metà dell’Ottocento e che era divenuto il simbolo della raffinata cultura europea di quel periodo. Cultura messa a dura prova dalle due Guerre Mondiali. È quindi il patrimonio artistico e culturale europeo che Beuys vede in pericolo e che cerca di salvare, mettendelo al caldo mentre si aspetta che passi l’inverno.

Abbiamo trovato fino ad ora due significati sottesi nell’impacchettamento delle opere d’arte: il primo è legato alla tradizione surrealista, all’idea di mistero che avvolge l’oggetto, il quale si carica di una dimensione enigmatica ed è capace di suscitare un sentimento di straniamento nello spettatore; il secondo significato, invece, trae spunto dall’operazione di Beuys e vede in questo ricoprire gli oggetti un tentativo di salvataggio da parte dell’artista, e quindi una capacità salvifica insita nel fare arte. Queste due correnti arrivano a Christo e Jeanne-Claude mescolate come le acque di due affluenti che arrivano allo stesso fiume, e, nel loro mescolarsi, si arricchiscono di ulteriori elementi che possono essere trovati soprattutto nella commovente concezione di arte che i due artisti hanno sempre perseguito: un’arte svincolata dalle istituzioni museali, libera dalle committenze, libera dai finanziamenti, creata con l’aiuto di tutti, fruibile gratuitamente e deperibile. Belle e insensate come ogni cosa che esiste sulla Terra, misteriose apparizioni di una mente collettiva che sembra partorire insensatezze, ma non si sa perché alla fine piacciono, e tanto. E non solo per motivi estetici, ma soprattutto perché sembrano dirci qualcosa di molto importante e profondo: che per quanto folle e difficile da realizzare sia il tuo progetto, la perseveranza e la fiducia in se stessi e negli altri faranno in modo di renderlo possibile, fosse anche folle come ricoprire di teli rosa alcune isolette della Florida.

Dafne Castronovo

In questo video, prodotto da Christo e Jeanne-Claude, potete ammirare una commovente panoramica dei lavori dei due artisti:

Potete trovare ulteriori informazioni visitando il sito Internet ufficiale dei due artisti: http://christojeanneclaude.net/ o visitando la loro pagina Facebook.

Ecco in questa galleria alcune delle opere di Christo e Jeanne-Claude:

 All images used are © 2013 Christo and Jeanne-Claude.

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