Land art/Street art

Uwe ti ama, il Comune di Palermo no.

Banca Nazion, UweA Piazza Garraffello, il cuore della vecchia Palermo, seduti sui gradini diroccati della cinquecentesca fontana della pigna posta al centro della piazza, si è avvolti da una dimensione surreale, onirica, espressionistica. Le bocche degli angioletti della fontana una volta spruzzavano acqua, ma ora che sono anneriti dal tempo e sgretolati dall’incuria sembrano piuttosto vomitare, e dal loro cipiglio si direbbe per rabbia, in un estremo tentativo di comunicazione, mentre un’iscrizione che li sormonta è ormai quasi illeggibile. Alzando lo sguardo si incontra di nuovo il ‘500 del palazzo Mazzarino Merlo, appartenuto proprio alla famiglia del famoso cardinale, e, malgrado il suo avanzato stato di decomposizione, ancora giganteggia. Bello ancora, prepotentemente, quel palazzo antico, come è misteriosamente bella Palermo anche quando è ridotta in macerie, come un impero in decadenza. Il vicino Cortile della Morte prolunga l’effetto di sospensione e mistero che la piazza ha il potere di suscitare. Dai gradini della fontana, voltando il capo, le macerie postbelliche mostrano il ventre di un altro palazzo della Loggia dei Catalani, dove l’artista austriaco Uwe Jaentsch, in collaborazione con Costanza Lanza di Scalea, aveva creato la Cattedrale dei rifiuti nel 2006. Si trattava di una gigantesca e coloratissima installazione creata con gli abbondanti rifiuti che si possono trovare per le strade di Palermo. Fino a qualche estate fa si potevano ancora vedere i resti di questa geniale installazione che è stata smontata per ordine del Comune, perché ritenuta abusiva e pericolante. Nulla invece è stato fatto per i pericolanti pezzi di palazzo su cui era stata impiantata. A rendere l’atmosfera ancora più surreale ecco la grande scritta Banca Nazion che sovrastava il palazzo Mazzarino, installazione creata anch’essa da Uwe nel 2007 in cima al palazzo. Una scritta irriverente, sardonica, tragica, ma che al tempo stesso rivelava davvero l’amore che poco sotto veniva dichiarato a grandi lettere: sulla facciata del palazzo spicca la scritta rosso sangue UWE TI AMA. Un amore che si era fatto azione e denuncia dello stato di degrado e noncuranza verso il passato artistico, architettonico ed economico della città. La Banca Nazion di Uwe ha creato un effetto straniante dovuto all’antitesi fra i significati a cui rimandano queste parole e “la cosa” a cui esse sono riferite: il rudere del palazzo Mazzarino. Non solo, ma la scelta di tali parole sembrerebbe essere in relazione con un’antica istituzione del 1617: il Banco Pubblico della Tavola, un banco della città che aveva il compito di difenderla dalla speculazione finanziaria degli altri banchi dei mercanti e dalla falsa moneta e, guarda caso, il Banco Pubblico operava nel Piano della Loggia, vale a dire proprio nell’antica Piazza Garraffello, centro economico della città. Banca Nazion oggi non c’è più. Il 5 febbraio è crollata una parte degli edifici che si trovano di fronte a palazzo Mazzarino: il Comune, preoccupato per l’incolumità dei suoi cittadini, è intervenuto subito. Non a ristrutturare o proteggere con impalcature le strutture che da anni e anni minacciano di crollare da un momento all’altro, ma ordinando immediatamente lo smantellamento dell’installazione di Uwe. Piazza Garraffello inoltre ha subito un insulto ancora più grande: l’amministrazione comunale ha ordinato di chiudere la piazza innalzando dei muri che ne bloccavano l’accesso. In segno di protesta su uno di quei muri è apparso un cartello con la scritta «You are leaving the American sector» (State lasciando la zona americana), segnalando il passaggio dalla “Vucciria Est” alla “Vucciria Ovest”. In questi giorni quei muri sono stati abbattuti dai cittadini indignati. Qualche tempo fa a Piazza Garraffello sono stati disegnati dei murales che, da dietro una fila di cassonetti, presentano scene di ironica vita palermitana. Tutto attorno i palazzi bombardati e ancora maestosi, l’odore di stigghiola nell’aria, le luci che si accendono per preparare la sera. Da un vicolo accanto a palazzo Mazzarino un murales ritrae un grande cuore, simbolo della vita che propaga proprio dal centro della città che è la Vucciria, un luogo nato dall’intreccio di genti e culture diverse, così come rivela la toponomastica: Vucciria viene da francese boucherie (macelleria), poiché in epoca medievale vi si vendevano le carni, l’altra grande piazza del quartiere è piazza Caracciolo che prende il nome dal viceré spagnolo ed è quella che è stata immortalata da Guttuso; Garraffello ha invece origine araba, poiché gharraf vuol dire “abbondante d’acqua”; e abbondante d’acqua la Vucciria lo è davvero, al punto che per indicare qualcosa che non potrà mai accadere i palermitani dicono «quannu s’asciucanu i balati ra Vucciria» (quando si asciugheranno le pietre del pavimento della Vucciria). Da pochi anni questo quartiere, ormai malconcio come mercato diurno, era riuscito a trasformarsi in un pulsante cuore notturno. Verso sera frotte di ragazze e ragazzi, studenti universitari, stranieri in vacanza e artisti hanno iniziato a far rivivere quei posti, malgrado il loro persistente degrado. La vita è tornata a brulicare in maniera ostinata, malgrado la spazzatura spesso nauseabonda che l’amministrazione comunale non è mai riuscita a togliere da quelle strade. Da piazza Caracciolo a piazza Garraffello la notte è stata invasa dai fumi delle stigghiole, del polpo, del pesce arrostito, dal rumore delle bottiglie di birra e dalla musica della Taverna Azzurra, dalla gente che ballava per strada grazie a delle rudimentali discoteche all’aperto. Uwe ha dato il la alla rinascita di un luogo che ha una storia e un’identità. L’antropologo francese Marc Augé è stato il primo a introdurre il concetto di “non luogo” per spiegare la spersonalizzazione degli spazi e ambienti urbani in epoca moderna: si può viaggiare per il mondo ed incontrare lo stesso tipo di pub, supermercato, discoteca, persino intere periferie tutti identici e senza storia. Ma la Vucciria è ancora un luogo che vive solo a Palermo. I tavoli dei locali di Piazza Caracciolo hanno ospitato letture di tarocchi, sui muri si era riversata la creatività artistica che dirompeva in stencil, murales, collage e disegni irriverenti. La Vucciria ospita una statua del Genio di Palermo detto “Palermu lu ranni” e risalente al 1400: si tratta del protettore pagano della città di origine pre-romana, un piccolo uomo che nutre ancora un serpente attaccato al suo petto. Questa statua è stata restaurata nel 2013, dopo decenni di noncuranza. Un’altra statua del Genio di Palermo porta l’iscrizione «Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit» (Palermo conca d’oro divora i suoi e nutre gli stranieri”): un’amara constatazione che rivela quasi un impulso di autodistruzione della città di Palermo. Oggi tale spirito distruttivo non risparmia più nemmeno lo straniero che, come Uwe, ha donato la sua arte alla città e vive qui da anni. L’assessorato al turismo di Palermo citava l’artista e la sua attività alla Vucciria persino nella guida turistica alla città scaricabile gratuitamente da internet, lo stesso Comune che ha poi ordinato la distruzione delle opere di Uwe senza neanche avvertire l’autore. L’artista, dopo il suo j’accuse lanciato in un video, ha  recentemente annunciato di voler spostare la sua attività in altri quartieri di Palermo, ma la presenza di Uwe e delle sue opere è ora più importante che mai proprio alla Vucciria. Questo è quindi anche un appello rivolto non solo a lui, ma a tutti gli artisti che operano o che possono operare a Palermo affinché con le loro opere aiutino Piazza Garraffello e tutta la Vucciria a vivere ancora. 

Dafne Castronovo

 

 

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