Land art/Scultura

Il Giardino dei Tarocchi

Il Giardino dei Tarocchi è un’opera unica al mondo: un parco creato dall’artista Niki de Saint Phalle, che vi ha lavorato dal 1979 al 1998, collocandovi ventidue sculture che rappresentano gli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Rappresentano e non riproducono, perché l’artista ha interpretato in modo personale le figure degli Arcani, creando così una sorta di personale mazzo di Tarocchi, ma tridimensionale. E se questa è stata un’operazione affascinante dal punto di vista artistico, lo è ancora di più per gli spunti di riflessione che suscita: l’opera si pone infatti anche come uno studio dei Tarocchi, a cui l’artista ha aggiunto la sua particolare e originalissima interpretazione, contribuendo così non solo a creare un luogo incantato com’è questo Giardino, ma anche ad ampliare ed approfondire la nostra conoscenza sui Tarocchi stessi. Per capire quindi l’opera dell’artista, e perché lei li abbia raffigurati così, sarà opportuno confrontare ognuna delle sculture con la carta di riferimento, con la simbologia dei Tarocchi e con il sapere che essi racchiudono.

Il Matto.

Il Matto.

Ogni cosa, prima del suo inizio, è un vuoto pieno della sua potenzialità, uno zero gravido di infiniti numeri. Nei Tarocchi lo zero è al tempo stesso il ventiduesimo e ultimo Arcano, l’unico che non porta una numerazione sul recto della carta: è il Matto, il Folle. Come il cerchio dello zero, anche l’energia che il Folle rappresenta è infinita: è l’inizio che segue la fine, la fine che precede l’inizio. Il Matto ha la potenzialità della mente di Dio prima della creazione. È il caos che precede il cosmo. Per questo Niki raffigura il Folle richiamando sì la tradizionale iconografia del mazzo disegnato da Oswald Wirth nel 1800 che vuole questo Arcano come un giovane che procede con la testa rivolta al cielo, un bastone e un animale che gli morde la gamba, ma introducendo quel vuoto che lo zero richiama. Il corpo del Matto è infatti pieno di vuoti, spazi potenzialmente occupabili da qualcosa che non sappiamo. Dove va il Folle? Non lo sa neanche lui, perché il suo è un procedere senza direzione, è il Sì senza condizioni. La testa e gli arti sono blu, il colore del cielo, di ciò che non è terrestre. Sembra dirci: «non sono di questo mondo eppure lo percorro».

Il Mago, 1, e la Papessa,2.

Il Mago, 1, e la Papessa,2.

Quando il magma informe del Folle acquista un’ identità, diventa uno, diventa quindi il Mago, detto anche il Bagatto. Niki de Saint Phalle unisce in un’unica scultura-costruzione l’arcano numero 1, il Mago e l’arcano numero 2, la Papessa. Questa è un’idea originale, assente in tutte le altre raffigurazioni. Perché l’artista decide di rappresentarli così? Forse perché il Mago e la Papessa sono, sia nella loro simbologia numerica che iconografica, il principio maschile e femminile, lo yin e lo yang, il cielo e la terra, l’attivo e il ricettivo, il conscio e l’inconscio. Due opposti uniti perché uno non può esistere senza l’altro. Il Mago è rappresentato come una grande testa, simbolo quindi della ragione, dell’astuzia, del sapere atto a dominare e a modificare il reale, così come rivela la grande mano sopra il cranio. La tradizione vuole che gli attributi del mago siano potere (la testa del Mago sovrasta la Papessa), volere (la mano può prendere, è lo strumento con cui attuiamo la nostra volontà, con cui possiamo fare), sapere (il cranio raffigura la mente, il magazzino della memoria) e osare (la mano punta dritto verso il cielo, ambiziosa). Il Dio-Mago è la luce, e per questo la sua testa è fatta di un mosaico di specchi. Al di sotto del Mago c’è la Papessa, ma sarebbe meglio dire la Sacerdotessa. Il Mago sta sopra di lei come il conscio poggia sull’inconscio. La tradizionale iconografia dei Tarocchi vuole la Papessa come una donna su un trono con un libro in mano, la vediamo così sin dal mazzo più antico a noi pervenuto, quello dei Visconti del 1450. È la sacerdotessa dei culti misterici, la custode dei poteri occulti, della magia, ma anche la studiosa, la vestale. La Papessa sa, e custodisce questo sapere. Questo è il suo attributo principale ed è perciò Niki de Saint Phalle la immagina come una grande testa, sede quindi di memoria, intelligenza, conoscenza, ma da cui fuoriesce dell’acqua, elemento femminile per eccellenza, il simbolo della vita, della rigenerazione e dell’inconscio secondo Freud e Jung. Se il sapere maschile del Mago è rivolto verso l’esterno che può dominare e modificare, il sapere della Papessa invece è tutto interiore, è come l’acqua che sgorga da una sorgente segreta, da un luogo nascosto, sotterraneo. Inoltre, accanto alla Papessa Niki colloca un grande serpente, simbolo di fertilità, di conoscenza, come lo era per le dee pagane e le sacerdotesse cretesi, accompagnate sempre da questo animale nelle loro raffigurazioni. Come il serpente della dea Iside, è il simbolo della capacità di rinascere dalla morte, perché il serpente cambia la sua pelle.

3 L'imperatrice.

3. L’Imperatrice.

Il tre è il numero della creazione. Maschile e femminile che generano un terzo nuovo elemento. Nei Tarocchi, l’Arcano numero 3 è l’Imperatrice, simbolo della fecondità, della Grande Madre che genera. Di tutti gli Arcani è quello a cui la nostra artista era più affezionata, non solo a causa del suo percorso artistico e personale che abbiamo visto nel precedente articolo, ma perché in questo Arcano-scultura Niki ha letteralmente vissuto nei diciassette anni necessari alla costruzione del Giardino. L’Imperatrice regna sul piccolo Eden come un’enorme sfinge e, come ogni sfinge, ha un segreto, un enigma a cui ci chiede di rispondere. La sua figura è saldamente appoggiata a terra, alla Terra. Ha una chioma di stelle, come la via Lattea, e due enormi seni, come i seni da cui la via Lattea ha avuto origine secondo il mito; il cuore e il fiore sono i simboli che in lei ritornano. Soprattutto l’Imperatrice è la casa, quindi la civiltà, l’utero, la protezione, il parto. Niki de Saint Phalle ha abitato l’Imperatrice, è come se fosse tornata nel ventre della madre. Mentre l’artista dava alla luce le sue opere, veniva al tempo stesso simbolicamente partorita dall’Imperatrice.

Imperatore, interno.

Imperatore, interno.

4. L'imperatore.

4. L’imperatore.

Il quarto Arcano è l’Imperatore, una scultura quasi informe, fra tutte è quella che più ricorda i debiti della nostra artista verso Il Parc Güell di Gaudì. Peculiarità dell’Imperatore sono le sue forme falliche: è il maschile che domina, che getta il seme, è anche l’egoismo, la forza e la violenza. La sua è l’intelligenza organizzata, la scienza, per questo presenta nella sua articolata costruzione anche un razzo, simbolo non solo fallico, ma anche dell’intelligenza scientifica e di come essa possa portarci alla scoperta di nuovi mondi, e allo stesso tempo alla distruzione della guerra.

5. Il papa.

5. Il papa.

Dopo l’Imperatore vi è il Papa, o meglio il Sacerdote. Egli è la guida spirituale, il maestro dentro noi. Infatti, Niki de Saint Phalle lo raffigura con il terzo occhio, il simbolo della visione interiore. La superficie a specchio indica la luce della chiarezza, ma anche la luce della verità. Su di esso due figure si elevano spiritualmente, e sono intente a un rituale attorno alla croce, o ferula, papale a tre braccia, al posto della croce astile. Perché? Forse perché la ferula papale è formata da quattro elementi: un asta verticale (l’uno che ascende verso l’alto) che incontra tre aste orizzontali (la triade della creazione), vale a dire quattro elementi che richiamano il significato dei primi quattro Arcani. Essi sono tenuti insieme da un quinto elemento, il Papa stesso, che è proprio il quinto Arcano.

6. Gli Amanti.

6. Gli Amanti.

Il sesto è quello degli Amanti, chiamato altre volte la Scelta. Come mai questa doppia denominazione? Fin dal XV secolo, questo Arcano è raffigurato come una coppia che si incontra. Si innamoreranno? Non è questa la domanda fondamentale, ma chi sceglierà? Saranno davvero loro i protagonisti di questa scelta o sarà l’angelo/cupido che sopra di loro sta per scoccare la freccia? Nell’iconografia tradizionale (mazzo di Visconti del 1450, Tarocchi di Marsiglia del 1751, Tarocchi di Wirth del 1889 e quelli di Papus del 1909) sembra predominare la seconda interpretazione, altrimenti non avrebbe senso la presenza dell’angelo/ cupido. Niki de Saint Phalle invece, eliminando la figura sovrannaturale, sembra volerci suggerire che siamo noi a scegliere chi amare. Faremo o subiremo la scelta? Sceglieremo o saremo scelti? E sarà la scelta giusta?

7. Il Carro.

7. Il Carro.

Solo torna il protagonista de il Carro, l’Arcano settimo, che l’artista raffigura come una donna, distaccandosi dalla consuetudine iconografica che, dai Tarocchi di Marsiglia del 1751, vuole un uomo a guidare il carro della vittoria, e restaurando la versione antica del 1400 che invece presenta una donna. Come la biga alata del Fedro di Platone, il Carro è trainato da due cavalli, uno chiaro e l’altro scuro, che si dirigono ognuno verso una direzione opposta. Sarà la donna-conducente a dover gestire delle forze opposte per riuscire ad arrivare alla sua meta.

8. La Giustizia.

8. La Giustizia.

Nel suo percorso incontrerà la Giustizia, l’arcano numero 8, che nel Giardino si presenta come una donna-bilancia, e al suo interno, chiusa con un catenaccio, contiene un’ installazione dell’Ingiustizia.

L'ingiustizia dentro la Giustizia

L’ingiustizia dentro la Giustizia

Anche qui la raffigurazione stimola domande importanti: è la giustizia a contenere al suo interno l’ingiustizia e quindi anche ciò che sembra ingiusto, che sembra il male, è interno a una logica a noi sconosciuta che ha come fine ultimo il trionfo del bene? O la giustizia blocca, quindi rende inerte l’ingiustizia? Gli attributi della dea della giustizia, sin dal Medioevo, sono la bilancia e la spada: il giudizio e la punizione. Ma stavolta è assente la spietatezza della spada. L’attenzione è invece concentrata sul seno. Se il seno nudo, in evidenza, è attributo della Giustizia sin dai Tarocchi del 1600 come simbolo di purezza e verità, Niki de Saint Phalle enfatizza questo elemento fino a farlo coincidere con i piatti stessi in cui il bene e il male vengono pesati. Inoltre, facendo della donna stessa una bilancia, forse l’artista vuole comunicare che la giustizia non è solo un’azione di giudizio verso l’esterno, ma la capacità interna di ognuno di noi di mantenere un equilibrio fra opposte tendenze e l’ingiustizia è così tenuta sotto controllo dal sottile equilibrio della bilancia.

9. L'Eremita.

9. L’Eremita.

Il 9 è il numero della solitudine, dell’Eremita. L’artista lo raffigura quasi uguale al Matto, ma rispetto a questo, l’Eremita ha acquisito durante il suo percorso una notevole conoscenza simboleggiata dal serpente attorcigliato al bastone. Ogni passo dell’Eremita è guidato non solo dalla prudenza di chi sonda il terreno prima di inoltrarsi, ma da un bagaglio di saperi, e di una dimensione interiore che si è sviluppata, come suggerisce il suo grande cuore. Il cuore sostituisce la tradizionale lanterna che nelle carte guida i passi dell’uomo solitario.

La Ruota della fortuna.

La Ruota della fortuna.

A scombinare tutto, pure i piani più sensati e la prudenza dell’Eremita, ci pensa la Ruota della fortuna, il decimo Arcano, rappresentato nel Giardino da una scultura di Jean Tinguely posta nella fontana creatasi dall’acqua che proviene dal mistero della papessa. La ruota richiama i mobiles di Parigi, sculture-macchina dal funzionamento preciso, ma dalla funzione sconosciuta.

11. La Forza.

11. La Forza.

E siccome per fronteggiare gli imprevisti della fortuna ci vuole una grande forza, l’Arcano undicesimo è proprio la Forza: una giovane donna riesce con la sua grazia e con la sua potenza interiore a domare un drago, tenendolo per un sottile filo invisibile. La tradizione iconografica vuole che la donna apra le fauci ad un leone, l’artista invece sostituisce al leone il drago. Sicuramente vi è un forte richiamo al drago del Parco dei Mostri, detto anche Bosco Sacro, di Bomanzo, così come la Papessa richiama l’Orco dello stesso parco, ma forse Niki ha voluto introdurre una figura – quella del drago – che in tutte le favole minaccia sempre le fanciulle, ma stavolta, invece di essere salvata dal solito principe di turno, la nostra fanciulla ha capito di avere dentro di sé una forza tale da poter domare anche la belva dentro e fuori di noi, liberandosi così non solo dal drago, ma soprattutto del principe.

12. L'Appeso.

12. L’Appeso.

L'Appeso.

L’Appeso.

La dodicesima scultura è quella dell’Appeso, a volte detto anche l’Impiccato. Egli è l’uomo che non può agire, bloccato, appeso per una gamba e quindi sospeso in una situazione che non riesce o non vuole superare. Niki lo raffigura all’interno di una sorta di nicchia fatta tutta di specchi. Forse, come Narciso, anche l’Appeso, a furia di guardarsi, si è innamorato del proprio ego al punto da rimanerne intrappolato. Nell’inerzia dell’indecisione, nello stallo dell’inazione la sua personalità si frantuma in un labirinto di illusioni.

13.

13.

Per rinascere da un blocco del genere occorre morire con l’Arcano numero 13, l’Arcano senza nome. Una donna-scheletro monta un cavallo e falcia sotto di lei le vite di chi in lei si imbatte. In un’immagine innovativa rispetto alla morte scheletrica e incappucciata, Niki crea una sintesi delle pulsioni di Eros e Thanatos e di come esse siano congiunte: perché ci sia la vita, quindi l’Eros rappresentato dalle formose rotondità della Morte che sensualmente è in sella ad un cavallo, ci deve essere anche la morte, che uccide, ma permette allo stesso tempo che la vita continui. Perché la Morte è soprattutto trasformazione.

14. La Temperanza.

14. La Temperanza.

Il quattordicesimo posto è quello della Temperanza: una donna sulla perfezione della sfera mischia acqua (quindi energia) calda (attiva) e fredda (passiva). Ha le ali, è quindi una forza celeste che interviene nelle vicende umane per smorzare gli eccessi e rendere le prove meno dure.

15. Il Diavolo.

15. Il Diavolo.

A mettere a dura prova invece, ci pensa il 15 del Diavolo. Molto interessante l’interpretazione che ne dà la de Saint Phalle, perché se da un lato ci presenta il Demonio come vuole la tradizione (dotato di corpo androgino, corna, e una donna e un uomo a lui incatenati) introduce un’ interessante innovazione: questo povero diavolo è caratterizzato dall’asimmetria. Guardiamolo bene, non c’è una sola delle sue parti destre che sia uguale alla metà sinistra: un occhio nero, l’altro blu, due ali diverse per forma e colori, e così tutto il corpo. Esso è scisso, diviso in tutto, come indica il suo nome, dal greco diàbolos, “dividere, colui che divide”. Uno dei suoi nomi indica alcuni dei suoi significati: la scissione dell’io, il doppio, l’infedele. L’altro nome è Satana, dall’ebraico Śāṭān, “il nemico, l’avversario”. Nei Tarocchi egli è infatti anche l’ostacolo da superare, umano o no. Ma egli è anche il Demonio, dal greco dáimōn, “genio sovrumano”,essere divino”: il Diavolo dei Tarocchi infatti ha anche dei lati buoni, perché è l’intelligenza portata alla genialità, è ciò che partecipa della nostra natura umana e insieme sovrumana. E siccome è anche Lucifero, quindi “portatore di luce”, da questa forza abbiamo tratto la luce della conoscenza e il sesso; esso è forza della materia.

16. La Torre.

16. La Torre.

Una forza che si può ergere superba e orgogliosa come la Torre, il sedicesimo Arcano, che Niki rappresenta come una lunga costruzione di vanità di specchio che è stata stroncata, ma dal suo interno fuoriesce un’altra scultura di cui si intravede anche una bicicletta. La Torre sono i progetti che abbiamo costruito con tanta tenacia e ambizione e che ad un tratto si rivelano un fragile castello di sabbia. Ma il suo crollo non è necessariamente un male.

17. La Stella.

17. La Stella.

Infatti, superata anche l’egoica costruzione della Torre, ci aspetta il diciassette delle Stelle, o della Stella. La Stella del Giardino è una donna rivestita di astri e posta fra le stelle/specchio; ha in mano due anfore da cui fuoriesce l’acqua che dal cielo arriva alla Terra; ai suoi piedi cresce un albero colorato, l’albero della vita. Nel buio della notte si accendono le stelle, la nostra guida celeste. Quando i sentieri del suolo non sono più visibili perché manca la luce della chiarezza, allora saranno le Stelle a guidare i nostri passi, a indicarci una meta. E siccome è un’indicazione che viene dall’alto, il successo è sicuro, la meta sarà raggiunta e la pace riconquistata. Come le piante hanno bisogno della luce del sole per crescere, così l’albero della vita si nutre della forza delle stelle.

18. La Luna.

18. La Luna.

Ma se le Stelle possono indicare la via anche in mare aperto, non così affidabile è la Luna, l’Arcano diciottesimo. Niki de Saint Phalle riprende la raffigurazione classica che vuole questa carta piena di riferimenti astrologici: la scultura della Luna è sorretta da due cani che a lei guardano, sono le costellazioni del Cane maggiore e del Cane minore e sappiamo che al Cane maggiore appartiene la stella più luminosa del cielo, Sirio, ritenuta per secoli una delle stelle fisse magiche, e di magico deve avere davvero tanto se, nel Corano, Allah è detto il “Signore di Sirio”. Magico è il potere che i Tarocchi attribuiscono all’Arcano della Luna: è l’immaginazione, la fantasia, i sogni, è l’intuito, il mistero che non si può conoscere. Così come le due costellazioni sorvegliano il moto della Luna, così i due cani stanno in guardia affinché la dimensione occulta, lunare, non prenda il sopravvento. I due cani sorreggono a loro volta il granchio che rappresenta la costellazione del Cancro dove la Luna ha il suo domicilio.

19. Il Sole.

19. Il Sole.

Per quanto lunga sia la notte che dobbiamo attraversare, ci sarà sempre la certezza del ritorno del Sole, l’arcano numero 19. Niki de Saint Phalle raffigura il Sole come una figura antropomorfa la cui parte superiore è costituita da un grande volatile che al centro del petto, luogo detto “plesso solare”, ha appunto un sole. L’uccello è l’animale che più si avvicina al sole, fonte di luce, di calore, di vita. Il sole porta alla luce tutto, è la rivelazione, la consapevolezza. Esso è la fonte dell’energia esteriore (l’astro del sole nutre la Terra), ma anche interiore, come vuole comunicarci Niki con il piccolo sole del plesso solare, simbolo del centro immobile dentro di noi, fonte di ogni energia, il punto in cui risiede la coscienza.

20. Il Giudizio.

20. Il Giudizio.

Alla luce del Sole tutto è chiaro e così può esserci il Giudizio, la ventesima opera, posta all’interno dell’Imperatrice e costituita da un mosaico. Come l’angelo del giudizio universale, anche l’Angelo del Giardino suona una tromba e ai suoi piedi tre figure sorgono dalla tomba. Sono rinati. Il percorso attraverso i Tarocchi ha portato ad una rinascita verso una dimensione nuova, altra.

Ora il ciclo è completo, come ci dice l’ultimo Arcano, il Mondo, la ventunesima carta. Il mondo è rappresentato come un uovo, l’uovo cosmico attorno a cui è attorcigliato il serpente e sopra l’uovo troviamo una figura femminile danzante. Niki de Saint Phalle ha scritto che «dentro questa carta giace il mistero del mondo. Esso è la risposta alla Sfinge», è la risposta all’enigma posto dall’Imperatrice. Qualsiasi sia il significato del Mondo, che nessuna interpretazione potrà mai cogliere e rivelare in pieno, esso, con sua immagine vitale rappresentata dall’uovo, di conoscenza rappresentata dal serpente, e con la figura danzante della donna, sembra darci un prezioso messaggio: lasciati trascinare dalla melodia della creazione, danza, gioisci.

21. Il Mondo.

21. Il Mondo.

 

Dafne Castronovo

 

La maggior parte delle foto usate nell’articolo e tutte le foto presenti nella galleria sottostante sono opera di Luigi Venturini, ottimo fotografo e gentile.

 

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