Fotografia

Il caso Vivian Maier

Vivian Maier è stata senza saperlo una street photographer. Senza saperlo e soprattutto senza mai rincorrere il successo per il suo lavoro. Maier infatti è stata l’autrice di più di 150.000 scatti di grande valore, molti dei quali però sono rimasti in negativo anche dopo la sua morte.

1954, New York, by Vivian Maier

1954, New York, by Vivian Maier

Per street photography si intende una tipologia di attività fotografica che ha i suoi soggetti prevalentemente nei centri urbani e il cui fine è quello di cogliere delle immagini di vita reale in luoghi pubblici, quindi lontana dal solo pensiero della posa costruita. La qualità della fotografia di strada sta nella bravura del fotografo di catturare emozioni, espressioni e attività nel breve lasso di tempo in cui fanno la loro comparsa. La sensibilità del fotografo farà sì che da questi scatti possa anche nascere una riflessione sulle dinamiche sociali o psicologiche presenti nella società. Si veda come esempio questo significativo scatto riportato poco sopra che, proprio perché reale e non costruito, dice più di mille parole.

Se oggi ammiriamo i lavori di Vivian Maier è grazie al ritrovamento nel 2007 di una scatola comprata ad un’asta da John Maloof, che per 380 dollari comprò senza saperlo 30.000 negativi della Maier. Negativi che dopo essere stati sviluppati hanno trovato il loro giusto riconoscimento in numerose mostre retrospettive dedicate all’artista a Londra, Chicago, New York e Amsterdam.

Maloof, una volta scoperto il prezioso contenuto della scatola, si mette alla ricerca di notizie sulla fotografa. È proprio grazie alle ricerche da lui condotte che moltissime altre sue foto sono state ritrovate, mentre a livello biografico un alone di mistero ancora circonda questa street photographer ante litteram. Ancora oggi, infatti, della personalità di Vivian Maier si sa ben poco, e questa è sempre una grande fortuna quando ci si approccia ad un opera d’arte di valore. Sappiano comunque che la donna ha vissuto lavorando come educatrice e baby sitter, forse anche per questo tanta della sua attenzione è stata data proprio ai bambini, soggetti molto frequenti nei suoi scatti:

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Nel documentario Finding Vivian Maier (di cui potete vedere il trailer a questo link) emerge un’identità indefinita, camuffata anche. Maier viene descritta da chi l’ha conosciuta come dotata di nomi diversi, accenti diversi, particolari esistenziali che variano da una testimonianza all’altra. Quindi non ci rimane altro che affidarci con enorme piacere all’unica cosa davvero importante che ci ha lasciato di sé: la sua arte. 

Dafne Castronovo

 

Per un approfondimento sulla fotografa, visitare il sito ufficiale al seguente link.

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