Pittura

Pettegolezzi della storia dell’arte, ovvero tutto quello che avreste voluto sapere sugli artisti e che nessuno vi ha mai detto

«Bisogna essere un uomo vivente ed un artista postumo» diceva Jean Cocteau.  Agli uomini viventi che gli artisti sono stati prima di essere postumi si darà spazio in questo articolo: alcuni aneddoti, curiosità e indiscrezioni che giungono a noi attraverso il tempo e che disegnano una storia diversa.

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Henri Rousseau, Autoritratto

Picasso una volta ideò una celebre carognata con i suoi amici: organizzarono una festa in onore di Henri Rousseau, detto Il Doganiere, al fine di prenderlo per i fondelli onorandolo come “grande maestro”. Durante la cena, la brigata si divertì a far colare della cera sul capo di Rousseau fino a formare una specie di casco. La sortita che Rousseau ebbe durante la cena, rivolgendosi a Picasso, non migliorò certo l’opinione che tutti si erano fatti di lui: «Noi siamo i due più grandi pittori contemporanei: tu nello stile egiziano e io in quella moderno». Nei suoi dipinti naif, il Doganiere aveva raffigurato tigri e foreste e raccontava in giro di essersi ispirato a scene viste in Messico… In realtà prendeva ispirazione dagli animali e dalle piante viste allo zoo e al giardino botanico di Parigi.

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Giorgio De Chirico, Ritratto premonitore di Apollinaire

Picasso non era certo più tenero con De Chirico, che Pablo definiva come il «pittore delle stazioni». Eppure, fra una stazione e un’altra, Giorgio De Chirico inciampò in qualche verità, come nel famoso ritratto del poeta Guillaume Apollinaire eseguito nel 1914. Il profilo nero di Apollinaire compare nel quadro sullo sfondo verde. Sulla tempia sinistra del poeta De Chirico ha disegnato un cerchio bianco, come una sorta di bersaglio, mentre in primo piano compare la testa di una statua con occhiali neri, come quelli dei non vedenti. La statua con gli occhiali è un’allusione a Orfeo, ai veggenti e agli indovini. E davvero De Chirico indovinò, perché nel 1916 Guillaume Apollinaire venne colpito da una scheggia di granata alla tempia sinistra, proprio in corrispondenza di quel cerchio del ritratto.

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La prima pagina de “La domenica del Corriere”, settembre 1911

Guillaume Apollinaire, anni prima dell’incidente alla tempia, un po’ mattacchione già lo era, come quando nel 1911 venne rubata la Gioconda dal Louvre e il poeta, interrogato dalla polizia, accusò Picasso del furto. La Gioconda venne poi ritrovata nel 1913: il furto era stato eseguito dall’imbianchino Vincenzo Peruggi, il quale si era erroneamente convinto che la Gioconda fosse stata sottratta all’Italia da Napoleone e quindi, in preda al patriottismo, la rubò dal Louvre nascondendola sotto la giacca. Peruggi la tenne per due anni appesa in cucina e dichiarò di aver avuto svariati momenti romantici in compagnia della Monnalisa.

Profetico come il dipinto di De Chirico, fu un gesto di Yves Klein, l’artista che brevettò una particolare tonalità di blu, chiamata appunto “Blu Klein”.

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Yves Klein, Moncromo blu senza titolo, 1960

Klein si appropriò forse di questo blu quando, anni prima, giocando e scherzando con l’amico scultore Arman e il poeta Pascal, «salirono sopra il tetto e si spartirono il mondo: Pascal prese per sé la parola, Arman la terra e Klein il cielo, che firmò con un gesto nell’aria» (Dorfles).

Il blu d’altronde, è stato nella storia dell’arte un colore costoso perché per lungo tempo ottenuto dalla polvere di lapislazzuli. Quando Michelangelo Buonarroti dipinse la volta della Cappella Sistina, in fase di contrattazione, si impegnò a comprare a spese sue i colori per affrescare la volta. Più avanti, quando 1534 Michelangelo tornò per realizzare il Giudizio Universale sulla parete dietro l’altare, l’acquisto del blu divenne pertinenza del papa, ed ecco spiegata la differenza fra l’impiego del blu nella volta della Sistina e nel Giudizio.

 

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Van Gogh, Autoritratto, particolare

Dell’orecchio di Van Gogh sappiamo tutti, ma meno noto invece, è il fatto che Vincent volesse diventare un pastore, ma venne sospeso dal suo primo incarico di evangelista laico per eccesso di coerenza evangelica: aveva lasciato l’abitazione confortevole che gli era stata affidata per andare a vivere in una baracca che si era costruito per poter stare più vicino ai minatori.

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Mirò, firma

Di quando Matisse illustrò l’Ulisse di Joyce senza nemmeno leggere il libro e creando illustrazioni che non c’entravano nulla abbiamo già parlato in un precedente articolo, è una novità del blog invece che Mirò cercasse di ammazzare la pittura, intesa come modello di comunicazione borghese, arrivando a bruciare e torturare i propri quadri.

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Soutine, Il fattorino, 1925

«Prendi l’arte e mettila da parte» direbbe il padre di Monet, che avrebbe voluto per il figlio un futuro da droghiere, mentre il padre di Chaïm Soutine avrebbe preferito per l’artista un futuro da  calzolaio. Prima di divenire ricco, Soutin lavorò anche come facchino alla stazione in pessime condizioni igieniche.

La carne straziata dipinta da Soutin ebbe un forte influsso su Jackson Pollock, il quale, quando ancora lavorava per la nettezza urbana, non avrebbe mai immaginato che la sua opera No. 5, 1948 sarebbe stata venduta nel 2006 per 140.000.000 dollari.

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Pollock, No. 5, 1948

Come concludere se non con le parole di Bukowski? «La differenza tra l’arte e la vita è che l’arte è più sopportabile».

Dafne Castronovo

 

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